IL MILIONE

libro tridimensionale iniziato nel 2010, sempre aperto a nuovi elementi.

Il libro è concepito come uno zibaldone, un taccuino di appunti tridimensionale, non finito, di grande formato e di più pagine. Il titolo rimanda al Milione di Marco Polo come richiamo all’idea del viaggio ma si riferisce al viaggio dell’artista, una compilazione della memoria frammentata in scatole visive, un collezionismo da viaggio strategico, con annotazioni di esperienze e visioni particolari, contraddizioni sul mestiere dell’arte e sull’esistenza in generale. Le prime 6 pagine sono dedicate alla città di Firenze. Ogni pagina è composta nel formato 50×70 verticale, con un piano di fondo bianco, coperto da una teca trasparente di 15 cm di profondità. Ogni pagina-teca ha un titolo proprio. Il piano fa da supporto a composizioni diverse: alcune si riferiscono direttamente all’idea di libro (la pagina n°1 numerata con timbro su carta), altre sono disposte come “ raccoglitore”, un notes nel quale si mescolano materiali diversi, foto, oggetti riciclati, modellati o re-inventati, in relazione tra loro e allusioni a significati diversi.

Le teche sono composte come assemblaggi di oggetti e propongono in un contenitore ordinato il disordine dei materiali dello studio: un’idea di archivio senza un fine prefissato e composto in serie in ordini e argomenti.

Ogni pagina-teca è un agglomerato visivo e può generare derivati di senso che danno origine ad altre opere: libri o installazioni che coniugano il tema in altra forma, ampliandone le possibili connessioni. 

Fasi del progetto

Registrazione dell’opera

L’opera David-bottiglia “ Alchimia17122010” è già un “brevetto fai da te” autonomo, realizzato con una foto polaroid inviata al mio indirizzo con la modalità del timbro “postale certo” (blocca- data) e inserito in una pagina de “ IL MILIONE”. Questo tipo di operazioni si usava una volta per bloccare la paternità di un’idea originale, prima di metterla in produzione per tutelarne legalmente i diritti.

il nuovo RE DAVID si connoterà come “opera intellettuale” con deposito presso il Registro Pubblico Generale delle opere protette dalla legge sul  diritto d’autore. Il deposito garantirà l’originalità delle repliche autorizzate dall’autore e autenticabili come operazione artistica. Le formalità del deposito e della registrazione svolgono una funzione amministrativa di pubblica notizia.

Una questione difficile da risolvere è l’utilizzo dell’immagine del David. L’uso di questa immagine, ai fini commerciali, trattandosi di un bene culturale, è sottoposta ad autorizzazione della Galleria dell’Accademia. L’operazione artistica senza fini di lucro non è sottoposta ad autorizzazioni e costituisce una cosciente operazione di provocazione intellettuale: la forma del David non è ovviamente brevettabile e appartiene all’umanità come bene culturale indiscusso in gestione ai musei fiorentini. In ogni caso, il tentativo di registrazione è un’operazione artisticamente interessante e si colloca sulla scia dei brevetti d’artista “impossibili”.

Distribuizione

La distribuzione degli esemplari del RE DAVID avverrà a titolo gratuito. Saranno possibili tutti i mezzi di distribuzione purchè finalizzati alla circolazione e alla divulgazione delle finalità del progetto artistico.

Creazione del sito web dedicato al progetto

Il sito Web autonomo è appositamente dedicato al progetto. Il sito ne illustra le finalità artistiche, sarà aperto a contributi sul tema e aggiornato periodicamente.

Storia del progetto

Ho lavorato sul tema dell’Alchimia in alcune opere nelle quali ho concentrato la mia attenzione sul simbolo, sul talismano, sul significato arcaico del rito, e sulla numerologia, elementi ai quali associo la trasformazione, intesa come trasmutazione o passaggio di stato di materiali e concetti verso definizioni, astrazioni possibili e prototipi in forme diverse: rito, altare, libro, gioco.

Il David-Re era già stato realizzato in precedenza come facente parte di un libro tridimensionale di storie titolato “ il Milione”, (in omaggio alle esperienze di viaggio, con riferimento diretto all’Opera “ Il Milione” di Marco polo).

Il libro è composto di più pagine. Ha avuto un inizio ma non ha una fine prestabilita. Ogni anno aggiungo una storia, un’annotazione visiva, un componimento rigorosamente tridimensionale agendo in uno spazio prefissato: un fondo bianco di misure date, come le pagine di un libro. Le pagine già realizzate sono cinque e sono dedicate alla città di Firenze, altre pagine sono già in anticamera di progetto. L’ordine del libro non è prefissato, le pagine hanno un titolo e un numero progressivo, hanno un ordine cronologico ma non necessariamente corrisponde a quello visivo: possono essere composte versioni diverse fino a quella definitiva: il libro ha anche la connotazione di taccuino per la memoria e terminerà con la morte dell’artista che lo ha prodotto, fisica o creativa. 

In occasione della mostra “ Alchimia debole” (2010) presso lo Studio di Architettura e Galleria Lattanzi e Fileni di Firenze, a cura di Vittoria Biasi, la pagina con il David-Lourdes ha assunto la connotazione d’installazione autonoma, proponendola in una versione “musealizzata”: una teca autolilluminata che contiene il piccolo David- bottiglia: feticcio utentico, effettivamente utilizzato nella performance e riempito di acqua dell’Arno (successivamente stabilizzata con un antibatterico). L’esposizione dei due elementi insieme, teca e video propone una camera di contemplazione dove si trova un reliquiario contemporaneo,con un’atmosfera sacra, a luci soffuse.

L’opera in questa versione è stata riproposta nel 2017 anche nella mostra “ DE ACADEMIA” presso la biblioteca storica dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, a cura di Pierluigi Tazzi e, nel mese di Settembre dello stesso anno, nel Museo di Lan Wan, Città di Qingdao, CINA, a cura di Riccardo Farinelli.

Il primo esemplare della bottiglia ha assunto per me una valenza magica e lo uso coniugandolo in lavori diversi. Nel 2011, in occasione della mostra “ EX LIBRIS”, a cura di Antonina Greco, Palermo, Biblioteca comunale, ne ho realizzato una versione in forma di libro-altarino portatile.

Un’altra fase del lavoro sarà presentata nel 2019 in occasione del progetto “ Ipertesti minori” presso il MACRO, centro d’arte contemporanea di Roma, dal 8 al 13 Ottobre. “Re David” sarà lanciato come azione artistica.

Maggiori informazioni dal menù ARCHIVIO.

Motivazioni e obiettivi

Con riferimento alla premessa, ho considerato che una presa di coscienza mirata allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla squalificazione dell’opera di Michelangelo può essere favorita da una premonizione artistica, una visione: nel 2010, come descritto, ho deciso di portare all’esasperazione visiva l’immaginario che ruota intorno al David, accelerandone il processo di svalutazione fino a un punto di non ritorno, esaltando la mercificazione del sacro all’ennesima potenza per denunciare il processo in atto. Ho creato così un assunto-assurdo: il Re David, apoteosi del simbolo come feticcio uno e trino: simbolo del potere laico, simbolo religioso e simbolo artistico, talismano di rinascita grazie al potere rigenerante  dell’acqua dell’Arno, custodita all’interno della statuetta-bottiglia, presentata nelle esposizioni come reliquia.

La mia convinzione è che l’acqua dell’Arno possiede proprietà magiche: è l’elemento vitale della città, ha bagnato e dissetato generazioni di artisti. Pertanto, sul piano simbolico, il David-bottiglia è il ricongiungimento simbolico della madre (l’acqua) con il figlio. Allo stesso tempo Il David-Re è un’immagine di moderna alchimia visiva: simbolo di forza e supremazia del bene contro i soprusi, di eterna giovinezza, soluzione per tutti i mali che affliggono la città di Firenze.

 La bottiglietta funziona come un accumulatore di energia: mette insieme due potenze diverse, un simbolo religioso e un simbolo artistico. Le due fasi sono accumunate, sul piano del sacro, in una nuova icona contemporanea e  usano come veicolo l’acqua, nella sua valenza magica di pozione, elisir.

Il paradosso dell’operazione artistica è: per combattere un tipo d’ inquinamento  visivo lecito solo in parte ( i souvenir, i gadget) bisogna crearne uno apparentemente illecito che supera tutti gli altri, secondo il principio latino UBI MAIOR MINOR CESSAT. La speranza è che anche il Re-David sia un vetture programmato per la sua autodistruzione, purchè riesca a raggiungere il culmine della coscienza collettiva, oltre la stratosfera visiva. Il Nuovo Re David è un atto di amore per un’opera d’arte, un talismano contemporaneo che mette in cortocircuito l’idea di sacro, nella speranza di generare veramente una presa di coscienza diffusa: l’ultimo gradino sulla soglia del baratro, un antidoto alla peste contemporanea che affligge Firenze. Un momento magico e surreale, un incantesimo artistico: al culmine dell’esperienza visiva, in uno stato di grazia oltre il visivo conosciuto, bagnandosi con l’acqua dell’Arno contenuta nella bottiglietta, il talismano stesso,come in una favola, scomparirà e potremo vedere con occhi nuovi l’opera come non l’abbiamo mai vista prima.

Premessa

Oggi viviamo un inquinamento visivo senza precedenti: siamo mediaticamente individuati come consumatori d’immagini. L’arte non è immune a questo processo e alcuni capolavori artistici sono sottoposti a sovraesposizioni visive, ai fini di vendere prodotti e generi di consumo di tutti i tipi.

A Firenze, una tra le opere più rappresentative nel campo della scultura, è il David di Michelangelo: l’opera è un simbolo del Rinascimento ed è venduta giornalmente come la maggiore attrattiva di pacchetti di agenzie abilitate allo smistamento nei musei fiorentini di flussi turistici low- cost.

Ogni giorno code interminabili e insensate si accavallano nervosamente fuori dalla Galleria dell’Accademia, individuata come il sacrario di Michelangelo (contiene, infatti, ben sette opere in marmo dell’artista) ma gli occhi distratti del turismo mordi e fuggi sono quasi esclusivamente per “il gigante”: simbolo dell’eroe, primo nudo maschile monumentale dopo l’età classica e simbolo di Firenze. Prima di entrare nel museo per vedere l’originale (quella in Piazza della Signoria è una copia), l’opera è già proposta, per strada e nei bookshop, riprodotta in souvenir di tutti i tipi nei quali il genere kitch è superato dal trash commerciale e dall’icona Pop: statuette, busti, riproduzioni con colori fluorescenti, portacenere, grembiuli, cravatte, calendari, mutande. Tutti questi prodotti, di cui la città è invasa, concorrono oggi a disgregare sistematicamente l’“aura” dell’opera” (con riferimento a W. Benjamin).

Nei secoli scorsi, il viaggiatore appassionato d’arte arrivava a Firenze preparato da letture, guide di altri viaggiatori che narravano la magnificenza del David, al massimo poteva aver visto un’ illustrazione ad incisione della scultura o un disegno di altro artista: quando si trovava di fronte all’originale, l’ampiezza del messaggio michelangiolesco, la bellezza delle forme, la sapienza tecnica, si rivelavano in una visione assoluta, compiuta, in grado di saturare i sensi  e di annientare tutte le resistenze fisiche ( si verificavano fenomeni  noti come la sindrome di Stendhal, o la  Sindrome di Firenze). Oggi si arriva a vedere l’opera al termine di una coda faticosa e stressante che rende indigeribile qualsiasi concetto culturale, nel frattempo rattristati da ambulanti che propongono fantasiose aberrazioni di gusto, in un processo di banalizzazione gratuito e incontrollato in cui Michelangelo, o la sua frantumazione, si può comprare a pochi euro. Immaginiamo la domanda spontanea: che sarà mai quest’opera di cui tutti parlano e che ispira pubblicità di Jeans e scudetti forza-viola? Uno studio ben condotto potrebbe rilevare che i visitatori della Galleria rimangono oggi delusi dall’opera di Michelangelo, ormai  un agglomerato di simboli e attributi diversi, un troppo pieno che serve da paravento per nascondere il vuoto. Il risultato è l’ illeiggibilità della forma scultorea che non parla più a nessuno se non per il sua evidenza stereotipata: sono più importanti i suoi attributi sessuali ( riprodotti in calendari e cartoline olografiche) che non la tensione neoplatonica del pensiero che l’ha prodotta. Un rovesciamento della Sindrome di Stendhal che ha prodotto la proliferazione di anticorpi contro il bello. L’affermazione più ricorrente tra le scolaresche e i giovani visitatori ora è: “Tutto qua ? mi aspettavo di piu..”

Il processo di svalutazione sistematico è legato alla sovraesposizione insensata che ha come inconsapevole e distratto obiettivo la perdita di senso dell’opera, già sofferente per la perdita del contesto storico-architettonico originale. La sua collocazione attuale, ormai storicizzata, pone la statua al vertice del percorso della galleria, posta su un una base identica a quello della Piazza della Signoria  (forse disegnato da Michelangelo stesso), salvandone, almeno in parte,  la corretta visione prospettica dal basso.

La città di Firenze e i suoi amministratori, non sembrano consapevoli di questa perdita di valore. L’attività della città, storicamente vocata al commercio, declina sempre di più sulla necessità di aumentare i flussi dei visitatori: nuovi ingressi per la Galleria, biglietti cumulativi, priorità per i gruppi e visite a cronometro. La galleria dell’Accademia è uno dei musei più redditizi dello stato Italiano, contribuisce a tenere in piedi a Firenze un’economia di grande indotto in termini di ricezione turistica, ristorazione e consumo. Un tipo di economia che non ha però una ricaduta proporzionata per il mondo dell’arte in generale.

Non esiste un antidoto efficace al processo descritto. Il rischio della deriva culturale è contagioso. Sono convinto che non basta sottrarre il David alla visione pubblica per vent’anni a ricostruirne l’aura. Si è avviato, purtroppo, un processo di cancrena per cui anche l’opera originale potrebbe benissimo essere sostituita da una copia e non se ne accorgerebbe nessuno.

In un’operazione recente. nell’ambito delle iniziative cittadine per l’arte contemporanea, è stato portato a sorpresa un David  in marmo in piazza della Repubblica ed esposto sdraiato sul lastricato. L’intervento ha messo il dito nella piaga: è stata duplicata l’opera alla stessa misura dell’originale ma con mezzi moderni e dipingendo il risultato di acrilico nero. Un’operazione artistica nel tentativo di smuovere l’indifferenza generale.

In un articolo recente apparso sulla Nazione di Firenze del 24 Novembre 2017, la Direttrice della Galleria dell’Accademia Cecilie Holberg, ha annunciato: “Stop al mercato nero sul David…..l’opera sarà vietata per usi commerciali..Il giudice condanna i gadget abusivi ”, nell’articolo si chiarisce che i diritti di riproduzione dell’opera appartengono alla Galleria dell’Accademia, un tentativo di mettere ordine in una situazione da tempo fuori controllo.

In una recente ordinanza del Tribunale di Firenze (26/10/2017) un caso di “ Concorrenza sleale-lesione del nome dell’immagine-utilizzo illecito della figura e del nome del David di Michelangelo da parte di un’agenzia di viaggio per pubblicizzare l’attività commerciale” si legge: ….Sussiste anche la necessità di provvedere con urgenza, posto che l’uso indiscriminato dell’immagine dei beni culturali è suscettibile di svilirne la forza attrattiva.”

RE DAVID è un dominio Web aperto nel 2019. L’autore del progetto è Vincenzo Ventimiglia (vincenzoventimiglia.com)

“Il passato reca con sè un indice segreto che lo rinvia alla redenzione…
allora a noi, come ad ogni generazione che fu prima di noi,
è stata consegnata una debole forza messianica, a cui il passato ha diritto.”

Walter Benjamin                                    dalle Tesi sul concetto di storia